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Come i romeni comuni potevano comprare una Dacia durante il comunismo
Consigli utili

Come i romeni comuni potevano comprare una Dacia durante il comunismo

26 dic 2025 · Aggiornato: 30 dic 2025
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Riepilogo
  • Acquistare una Dacia era praticamente irraggiungibile per la maggioranza dei romeni
  • Deposito in CEC con liste d’attesa, tempi non trasparenti
  • Libretto di risparmio premi auto offriva accesso selettivo senza code
  • Costo dell’auto pari a quello di un intero appartamento

Negli ultimi decenni del regime comunista, l’acquisto di un’auto Dacia rappresentava un sogno praticamente irrealizzabile per la maggior parte dei romeni. Sebbene la domanda di automobili superasse di gran lunga l’offerta, costi astronomici e procedure burocratiche complesse rendevano questa acquisizione una vera sfida. Un’automobile costava quanto un intero appartamento, e per chi non disponeva di legami politici o influenze, il percorso verso la proprietà di un veicolo era disseminato di ostacoli quasi insormontabili.

Questo articolo analizza le modalità ufficiali per ottenere una Dacia, i meccanismi di prezzo e le dinamiche sociali che hanno plasmato l’accesso alle automobili.

Contesto economico e sociale dell’automobilismo romeno

Negli anni ‘80, Dacia era diventata simbolo delle aspirazioni della classe media in Romania. L’automobile non era solo un mezzo di trasporto, ma rappresentava lo status sociale e la libertà di movimento in una società profondamente controllata. Senza un sistema ampio di nepotismi, conoscenze o legami politici, per la maggior parte della popolazione nemmeno gli sforzi finanziari considerevoli garantivano l’adempimento di questo sogno.

Uno studio dettagliato e ben documentato sugli sforzi dei romeni per acquistare un’automobile prodotta localmente è stato pubblicato nel 2013 nei Caietele CNSAS (la rivista semestrale pubblicata dal Consiglio Nazionale per lo Studio degli Archivi della Securitatea). La ricerca intitolata «Sub imperiul ispitei. Autoturismul, românii și Securitatea în anii ’70-’80», realizzata dallo storico Valentin Vasile, rivela il percorso difficile e costoso che i romeni comuni affrontavano nel tentativo di acquistare una macchina.

Modalità ufficiali di acquisto di una Dacia

Depunerea la CEC cu liste de așteptare

La prima e più comune modalità era rappresentata dal deposito di denaro presso Casa di Economii e Consecnațiuni (CEC). Secondo lo studio di Valentin Vasile, «l’acquisto di un autoturismo romeno nuovo si effettuava in un quadro organizzativo chiaramente definito; così, chi desiderava vi si iscriveva alla CEC versando l’importo intero oppure un acconto di minimo 50% e si iscriveva alle liste di attesa».

Questa procedura implicava l’attesa su liste interminabili, dove la posizione e i tempi di attesa dipendevano da molteplici fattori, non sempre trasparenti. Molti romeni videro i risparmi di una vita bloccati su queste liste, senza alcuna garanzia di ricevere mai l’auto desiderata.

Libretul de economii cu câștiguri în autoturisme

Una variante più promettente era rappresentata dal libretto di risparmio con interessi e premi in autovetture. Questo strumento finanziario offriva a chi era fortunato la rara opportunità di entrare in possesso di un’autovettura senza code e liste di attesa interminabili.

Il sistema funzionava secondo principi specifici dell’epoca: «i depositanti del libretto beneficiavano del seguente vantaggio: dall’interesse del 4% all’anno, il 2% veniva erogato sotto forma di premi in autovetture, tramite estrazioni trimestrali, e il 2% in contanti», spiega lo storico Vasile.

Per partecipare a queste estrazioni, i libretti dovevano avere un saldo minimo di 5.000 lei, proveniente da versamenti precedenti al trimestre in cui si svolgeva l’estrazione. Nella pratica, tale somma rappresentava un acconto per ricevere l’auto vinta.

Licitațiile IDMS pentru vehicule second-hand

La terza modalità era rappresentata dalle licitazioni organizzate dall’Întreprinderea de Desfacere a Materialelor Sportive (IDMS). Questi eventi permettevano agli interessati di acquistare un veicolo già circolante, con il vantaggio della possibilità di pagamento in rate.

Questa opzione era spesso preferita da chi non poteva aspettare anni per un’auto nuova, accettando di acquistare veicoli usati a prezzi ancora considerevoli.

Sistema di pagamenti a rate e differenze sociali

Il regime comunista aveva implementato un sistema complesso di pagamenti a rate, che differenziava tra le categorie sociali. I lavoratori e i artigiani, indipendentemente dal livello di stipendio o da altri redditi, potevano effettuare un acconto minimo del 50% e pagare il resto in massimo 20 rate mensili.

Per le altre categorie di personale con stipendi fino a 4.000 lei al mese, le condizioni erano più rigide: acconto minimo del 60%, resto da rimborsare in massimo 18 rate mensili, con un interesse del 5% annuo.

Evoluzione dei prezzi e confronti con le importazioni

Costi proibitivi di una Dacia

Il prezzo di un’automobile prodotta a Pitesti era davvero proibitivo per l’epoca. Il costo partiva da 70.000 lei e, alla fine degli anni ‘80, raggiunse i 95.660 lei per il modello Dacia 1320 Standard. Per comprendere l’entità di tali somme, ricordiamo che uno stipendio medio era di circa 2.000-3.000 lei al mese.

Nel 1974, nella riunione del Consiglio Centrale di Controllo della Attività Economica e Sociale, si discuté la situazione delle vendite e dei prezzi di smercio per la Dacia 1300. L’analisi condotta evidenziò che «la vendita degli automobili era insoddisfacente, anche in rate, a causa del prezzo elevato del prodotto».

Il paradosso delle importazioni più economiche

Un aspetto paradossale dell’economia pianificata era che le automobili di importazione erano spesso più economiche e meglio equipaggiate rispetto alla produzione locale. Un Moskvich 412 con radio (1357 cm³, 50 CV, 5 posti) costava 59.500 lei, mentre una Dacia 1300 senza radio (1289 cm³, 54 CV, 5 posti) costava 70.000 lei.

Questa situazione evidenziava le inefficienze del sistema economico comunista, dove la logica di mercato era subordinata alla pianificazione centrale e agli obiettivi politici.

Tentativi di riduzione dei prezzi e risposta delle autorità

A causa delle vendite insoddisfacenti, gli esperti dell’industria automobilistica proponevano una soluzione logica: ridurre i prezzi. L’ottimizzazione dell’attività e l’aumento del volume delle vendite sarebbero stati possibili riducendo i prezzi da 70.000 lei a 55.000 lei per pezzo, con la vendita tramite le unità service dell’azienda.

La proposta fu inviata al capo dello Stato, Nicolae Ceaușescu. La risposta fu categorica e rivelatrice della mentalità dell’epoca: «Non è indicato ridurre i prezzi», secondo i documenti citati nello studio CNSAS.

Modelele speciale e sistema di privilegi

Nonostante i prezzi elevati per la gente comune, esistevano eccezioni per le categorie privilegiate della società. Constantin Stroe, ex direttore dell’Întreprinderea de Automobile Dacia, rivelò nel 2011 per Adevărul l’esistenza di modelli personalizzati per funzionari o persone influenti.

«Ho indagato chi ha avanzato questa idea, e si tratta sempre di persone della politica di partito, del sistema di informazione che volevano farsi bene con i capi di Bucarest: «Lascialo, compagno, che la tua auto sarà sorvegliata da me»», dichiarò Stroe.

Il direttore di Dacia spiegò che «l’individuo psicologico viveva nell’illusione che la sua auto fosse superiore a quella di serie». In realtà, la maggior parte delle auto “sorvegliate” soffrivano danni invisibili e interventi sottili che le rendevano meno efficienti rispetto ai modelli standard.

Conseguenze sociali ed economiche di questo sistema

Il sistema di acquisizione di automobili nel periodo comunista ha avuto effetti profondi sulla società romena. Da un lato, ha creato un mercato nero e un sistema parallelo di scambi e favori. Dall’altro, ha contribuito ad accentuare le disuguaglianze sociali, dove l’accesso ai beni di lusso dipendeva più dalle connessioni politiche che dai meriti o dalla potenza economica.

La domanda crescente di Dacia 1300 nella seconda metà degli anni ’80, nonostante i prezzi proibitivi, dimostra la volontà dei romeni di migliorare la qualità della propria vita e di ottenere una certa libertà di movimento in una società fortemente controllata.

Per i romeni comuni, l’acquisto di una Dacia non rappresentava solo un investimento finanziario significativo, ma anche un atto di speranza verso un futuro migliore — una speranza che, per molti, rimase irrealizzata fino al crollo del regime comunista nel 1989.